venerdì 15 aprile 2016

Mirate, omeni, mirate! Issa... è Aurocastro! (Da Capodimonte a Tuscania)

Capodimonte

25-26 Marzo 2016

A le ore cinque et medio, lo venticinquesimo giorno de lo terzo mese, anno domini 2016 partetti da le coste liguri per Tridento, città che vide li natali miei, passando per Mediolano, con missione lo recupero de lo mio fratello minore, di ritorno da le terre di Catai. Oggi ricorre la dipartita de lo figliolo de lo Patre nostro, festa da la gran importanza, che insieme a li commilitoni miei festeggio gettando carni a le braci come rito propiziatorio ad una lieta et prosperosa primavera. Sollazzato dunque da le carni e la cervogia, diparto, a bordo de la gran carovana su rotaie, da lo norte verso Capodimonte e da lì a piedi a la volta di Tuscania, passando per Marta, accostando lo rio che zampilla dal lago di Bolsena, su cui issa s'affaccia. Indosso li calzari e avante, verso Aurocastro!

Itinerario: Trento - Roma Termini - Roma S. Pietro - Viterbo - Capodimonte - Marta - Tuscania - Viterbo



Link per il percorso a piedi dettagliato: da Capodimonte a Marta e da Marta a Tuscania


Cammino: 22 km

Giornata rocambolesca per partire. Sveglia alle 05.30 per andare prima a Malpensa a prendere un fratello di ritorno dalla Cina, poi a Milano per una borsa ritrovata dopo un furto subito alla fiera un paio di settimane prima, e infine a Trento, città natale da cui partirò per il Brancammino quella sera. E' venerdì santo, una ricorrenza che io da dieci anni festeggio organizzando una grigliata di carne con gli amici, simpaticamente battezzata "Gran Magnata Pagana".
Non per disprezzo delle altrui tradizioni, piuttosto perché non vedo come digiunare o non mangiare carne in un normale giorno di primavera dovrebbe cambiare l'idea che una presunta divinità (che mi auguro abbia meglio da fare che controllare le mie abitudini alimentari) potrebbe avere nei confronti del mio operato terreno.
Questa edizione (credo la tredicesima) svolge oggi la funzione di rito propiziatorio per il viaggio che comincerà dalla stazione di Trento alle 22.16, ora di partenza del notturno Bolzano - Roma. Un Intercity senza prenotazioni, un carro bestiame più che un treno. Veicolo di molti viaggi della speranza, unica possibilità di arrivare a Capodimonte di mattina e iniziare così il Brancammino come pianificato.
Le difficoltà iniziano già alla biglietteria della stazione, dove arrivo accompagnato da Voltron, il vero colpevole di quest’avventura, quello che a Wiesbaden mi convinse della bontà della mia idea. Il distributore automatico non sembra accettare contanti o bancomat, quello che si limita a fare dopo la struggente attesa del biglietto è sputare una sentenza stampata su un cartoncino dove avrei preferito vedere il mio itinerario anziché il terribile verdetto: "ANNULLATO DA SISTEMA".

Biglietto treno
Il verdetto

Leggere quella scritta mi getta nel panico, mi maledico per non essermi procurato il biglietto prima ed evitare questa tensione. Pensare di essere arrivato a trentatré anni e non aver ancora imparato a gestire queste banalità mi fa dubitare sulla mia capacità di organizzare un viaggio, tanto che arrivo quasi a pensare di abbandonare. Insensati pensieri negativi mi turbinano nella testa: "Che senso ha questo viaggio in solitaria?", "Che t’importa davvero di quei posti?", "Non staresti meglio qui, con la famiglia e qualche amico?". Voltron mi tranquillizza e mi spinge a salire senza biglietto e di provare a sbrigarmela con il controllore. Sembra una buona idea, o meglio, l'unico modo per partire per il viaggio che nuovamente il buon compare m’invita a intraprendere. D'altronde vanto una certa esperienza in viaggi ferroviari illeciti e questo inconveniente potrebbe persino rivelarsi un'avventura interessante.
Al binario rigiro tra le dita la mazzetta di cartoncini "ANNULLATO DA SISTEMA" che intendo mostrare al controllare come prova della mia buona fede. I minuti scorrono e il treno entra in stazione. Tutto si risolve quasi troppo facilmente, il controllore ascolta le mie ragioni e mi lascia salire in treno già piuttosto pieno. Pago anche meno di quello che chiedeva la macchina malfunzionante e trovo posto in uno scompartimento ancora vuoto, che a breve si riempirà con altri cinque viaggiatori, diretti ancora più a sud di me. Due di loro, i più grassi e anziani, non hanno alcuna difficoltà ad addormentarsi e, dopo cinque minuti e per le cinque ore successive, mi stupisco alla scoperta della gamma di suoni orribili che può produrre un uomo di oltre cento chili addormentato sul sedile di un treno notturno. Non si fa in tempo a tararsi sul chiassoso ma regolare russare di quello di destra e scivolare nel sonno, che quello a sinistra emette una russata tuonante, come il rombo di una motosega. Passato lo spavento prova a sintonizzarmi sulla russata cadenzata dell'altro e per poco riesco ad addormentarmi, ma puntualissima, ogni quindici minuti, ecco che la motosega  squarcia il sonno. Il concerto infernale prosegue fino a Roma, riducendomi a un cadavere ambulante.
Il treno arriva a Roma ed è ora di cambiare per raggiungere Viterbo, prima di Capodimonte. Non sono mancate altre piccole disavventure e simpatiche discussioni durante quest’ultimo tratto, come una lunga diatriba sulla difficoltà di ottenere una patente a Crotone o Napoli all'uscita dal carcere, ma mi limiterò a dire che, prendendo un altro treno Roma-Viterbo e una corriera, arrivo alla partenza da Capodimonte.
Ho accumulato un’ora di ritardo e  il telefono è completamente scarico, quindi nessun orologio, GPS, internet, telefono o cartine di supporto al solo quaderno del Brancammino stampato e cucito il giorno prima. Confido nella precisione delle descrizioni di Ammappalitalia e parto dalla rocca di Capodimonte alla volta di Marta, qualche chilometro più a sud. 
Parto da dove Brancaleone arriva, a "Aurocastro nelle Puglie", ovvero Capodimonte, utilizzata nel 1966 da Monicelli per rappresentare la destinazione di Brancaleone vista da un'altura. Dalla rocca vedo anche l'isola Bisentina, circumnavigabile con un servizio di battelli, ma non visitabile se non su richiesta, essendo proprietà privata del principe Del Drago.
isola bisentina
Chiedete a lui

Non avendo il tempo di fare un giro in barca, mi resta la curiosità che da lontano suscitano gli edifici, il bosco rigoglioso e le coste frastagliate dell'isola, cui ora volgo le spalle. L'assenza di un sentiero lungo il lago mi costringe a inoltrarmi nelle campagne sul lato ovest del lago di Bolsena per arrivare a Marta evitando strade troppo trafficate. Rifornito di panini al lonzino di maiale e scamorza affumicata con cui affrontare i primi venti chilometri del cammino, mi allontano dal bel borgo in riva al più grande lago vulcanico d'Europa. Schiaccio sulla testa un cappellaccio da due soldi, beige a tesa larga, carico lo zaino da una decina di chili sulle spalle e m’incammino sotto il sole cocente e gli occhi curiosi di turisti ed autoctoni.
La passeggiata per Marta è piuttosto breve, si svolge inizialmente su una strada di terra rossa che inizia al di là della strada provinciale incontrata all'uscita del paese. La stradina sale su una bassa collina, permettendo di posare lo sguardo sul limpido lago di Bolsena, le sue isole ed Aurocastro, che si rimpicciolisce ad ogni passo verso meridione e Marta, sempre più vicina. L'ultimo tratto di strada asfaltata porta al centro del borgo affacciato sul lago in poco meno di un’ora, scendendo tra vecchie case fino alla riva, dove sono spiaggiate le barche dei pescatori. Mi concedo il tempo di una visita ai caratteristici vicoli del borgo medievale e alla torre dell'orologio, da cui godo di un'ultima vista sul lago di Bolsena, Capodimonte, l'isola Martana e la Bisentina, prima di partire per Tuscania, una ventina di chilometri più a sud.



brancammino
L'armata su lo lago di Bolsena

Depennata la prima tappa dall'itinerario proseguo verso sud, seguendo il fiume che dà il nome al paese che sto lasciando. L'itinerario inizia all'altezza del sistema di chiuse che si trova dopo i giardini su lungolago. Costeggiando campi e canneti si raggiunge una bella casa sul fiume, "La Cannara", un'antica peschiera di anguille probabilmente progettata e realizzata dagli Etruschi circa duemila anni fa, ora offre letti, colazioni e visite ad un bel giardino che intravedo sbirciando oltre la siepe.
Superata la casa sul fiume si cammina un po' sull'asfalto per poi inoltrarsi su ben più pacifiche stradine di campagna seguendo lo scorrere del fiume Marta, o almeno... questo era il piano, non fosse stato per una descrizione imprecisa, l'assenza di altri mezzi di navigazione e il mio scarso senso dell'orientamento. La descrizione dice, infatti, di girare a destra all'altezza di un cartello "Agriturismo tre Pontoni", io lo seguo diligentemente, ma così facendo perdo di vista il fiume, che dovrebbe accompagnarmi fino a Tuscania. Un po' scettico ma ancora fiducioso continuo a salire, sicuro che prima o poi la strada ritornerà a valle e proseguirà come descritto dalla guida. In cima alla salita perdo le speranze, nessun fiume in vista, nemmeno un rigagnolo, e mi sto spostando fin troppo a est. Decido di tornare indietro, passando per il bosco convinto di tagliare un po' la strada, ma trovandomi invece a dover attraversare la folta e spinosa vegetazione, in cui perdo il mio prezioso quaderno di viaggio da una tasca che non ne garantiva la sicurezza. Per fortuna non devo percorrere troppa strada per recuperarlo, ma sono altri minuti persi e metri aggiunti all'unica giornata in cui ho un orario da rispettare. Ritornato al malaugurato bivio, provo a seguire un'altra strada, cercando i punti di riferimento descritti nel quaderno: la cartiera, le suggestive forre del Marta, pacifiche strade di campagna. Non trovando nulla di tutto questo credo di aver sbagliato, che avrei dovuto proseguire sulla strada da cui sono appena sceso e non avrei dovuto abbandonare. Sono invece a mia insaputa sulla strada giusta, ma non ho abbastanza fiducia per proseguire, quindi torno al bivio, deciso a proseguire seguendo la descrizione, scollino inutilmente una seconda volta e infine trovo un passante in auto cui chiedere indicazioni.
"Tuscania sta de là!", dice indicandomi la direzione da cui sono venuto. L'ho detto che ho un pessimo senso dell'orientamento e nessun GPS, no?
"Devi scennè de qua e seguì sempre la strada e nun te poi perdè!"
"Ma non c'è anche un sentiero sul fiume?"
"Sentieri? No, ce sta solo 'a strada".
Eppure la guida... la guida ha ragione, esiste davvero un sentiero che porta fino a Tuscania, ma avrebbe dovuto suggerire di girare a sinistra sullo sterrato subito dopo il bivio a destra! (Ora la guida è corretta, per chi volesse consultarla) Ammetto che con un po' di accortezza ci potevo arrivare da solo, ma davanti ad una strada di campo, che per quanto ne so potrebbe finire in una fattoria e portarmi a un punto morto, posso solo fidarmi delle indicazioni trovate in rete. L'unica opzione rimasta per non perdermi di nuovo è seguire la strada provinciale, nella speranza che prima o poi si congiunga al bel sentiero descritto dalla guida.
Percorsa per la seconda volta in discesa la strada sbagliata, m’incammino sbuffando sull'asfalto. Da qui scorgo un sentiero sul lato del fiume ritrovato, lo scorrere delle acque mi ridà fiducia, che sia il sentiero giusto? La gioia è breve, perché un centinaio di metri dopo sono riportato alla triste realtà del duro asfalto e del rombo dei motori.
Come un serpente tentatore il fiume alla mia destra striscia lontano dal rumore e la civiltà, scavando la terra verso Tuscania, costeggiando campi e boschetti e generando suggestive forre, cascate e rapide, esattamente come descritto da Ammappalitalia. Un vero peccato non essere dall'altra sponda del fiume, dove la vita scorre più tranquilla, a passo d'uomo e non alla velocità delle auto che mi sfrecciano a fianco lanciando occhiate inquisitorie. 
Devo raggiungere Tuscania entro le 18.40 e non ho idea né di che ora sia, né di quanto manchi all'arrivo. Con l'obiettivo di arrivare abbastanza presto per visitare la Basilica di San Pietro a Tuscania, accelero il passo per recuperare parte del ritardo dovuto ai mezzi di trasporto e ad uno stupido errore di navigazione. 
Dopo un paio di chilometri di cammino, mentre ancora cerco di mettermi il cuore in pace e di accettare che non potrò ammirare la bellezza dei paesaggi che mi ero immaginato, vedo dall'altra parte della strada una donna sulla cinquantina, spinge un carrello e porta in spalla un pesante zaino. I nostri occhi s’incrociano e sorridono con complicità, mi chiedo se non potrebbe essere l'immagine di un me stesso futuro, diventato nomade a causa del troppo vagare solitario e ormai estraneo al mondo. Chissà se lei avrà invece visto in me una se stessa del passato, quando iniziava le sue prime avventure con uno zaino in spalla, un po' per gioco, un po' per misantropia, noia o sfiducia nella frenesia del mondo. Sarà l'unica persona a piedi che incontrerò sulla mia strada quel giorno, il solo sguardo di approvazione che riceverò.
Nota positiva di questa deviazione involontaria è la breve visita al sito templare di Castell'Araldo che però, oltre all'aura mistica che debolmente emana, non offre lo stesso spettacolo che si svolge sulla sponda destra del fiume. Forse se non fossi spazientito dal mio errore e dal malaugurato consiglio vedrei tutto con altri occhi, e forse li metterei anche dietro alla lente di un macchina fotografica, ma per quanto mi sforzi non riesco a trovare la calma necessaria per affrontare un lungo viaggio a piedi e catturarne qualche immagine. Dai ruderi del castello scruto il Marta decine di metri sotto di me, per un attimo valuto la discesa verso il letto del fiume e la risalita sull'altra sponda ma entrambe sono troppo ripide per essere superate con facilità, e con il tempo come avversario non mi resta che resistere ancora qualche chilometro sulla errata via. 
La marcia forzata si protrae per circa altri quattro chilometri, finché non incrocia gli sterrati ben descritti dalla mia guida. I successivi settemila metri sono un piacere, un tranquillo e silenzioso cammino tra le campagne e gli uliveti del viterbese con un bel tramonto che si preannuncia all'orizzonte. Il sole è ancora abbastanza alto, non dovrebbe essere troppo tardi per gustarmi, nella pace delle campagna in cui sono disseminati vecchi edifici dell'impianto idroelettrico, il lonzino che ha viaggiato con me per tutti questi passi.
Dopo circa venti chilometri di marcia, appena girato sotto la necropoli di Pian di Mola, che di nuovo a causa della tirannia del tempo non riesco a visitare, Tuscania è infine in vista, lassù sul colle, illuminata dal sole che tramonta sulla chiesa di S. Pietro. Nonostante il passo veloce non arrivo però in tempo per visitarne la cripta, altro importante punto brancaleonino, scelto come scenografia dell'incontro di Brancaleone con Teodora, la zia sadomasochista di Teofilatto dei Leonzi. Mi resta solo il tempo per una breve visita al centro storico prima di bere un caffè e sedermi ad aspettare la corriera per Viterbo. Il tramonto tinge di viola le nuvole sopra le mura medievali del borgo che avrei voluto esplorare con più calma, senza la stanchezza del lungo viaggio in treno affrontato quella mattina.
Prossima fermata: Viterbo, altra città che mi prometto di visitare senza fretta e in migliori condizioni fisiche. E' sabato sera e il quartiere medievale di San Pellegrino, dove ho prenotato un posto per la notte, pullula di gente festante. Potrei intrattenermi con loro, se fossi un po' più estroverso e meno timido, ma ahimè, oltre a non sentirmi molto a mio agio in mezzo alle folle estranee, sono ormai un cadavere e l'unica impresa che ancora mi riesce è recuperare un caricabatteria dal proprietario della locanda e trascinarmi nel primo ristorante che m’ispiri, dove mi rimetto in forze con massicce porzioni di pappardelle al cinghiale e trippe. Dopo la lauta cena compio l'ultimo sforzo della serata e torno alla mia bella stanza nella mansarda con travi a vista. 
Fatico a prendere sonno, deluso dall'idea che con qualche semplice accorgimento sarebbe stato possibile raggiungere gli obiettivi che mi ero posto: arrivare a Tuscania seguendo il corso del fiume e visitare la basilica di San Pietro, ma una volta accettato che non potrò recuperarli (almeno non durante questo viaggio), le palpebre calano ricordando piuttosto le prime immagini del viaggio appena iniziato.




lago di bolsena
Capodimonte


lago di bolsena
Lago di Bolsena


marta
Lungolago Marta


lago di bolsena
Isola Martana


lago di bolsena
Marta


lago di bolsena
Marta e Isola Martana


isola bisentina
Capodimonte e Isola Bisentina


marta
Marta, torre dell'orologio


lago di bolsena
Marta, borgo medievale


marta
La Cannara


tramonto tuscania
Tramonto su Tuscania


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